Le nuove procedure di controllo dettate dalla Comando della Guardia di Finanza: la Circolare 1/2018

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Il Comando Generale della Guardia di Finanza, con propria circolare n. 1 del 2018, ha recentemente dettato le nuove disposizioni di natura operativa, relative all’attività di controllo e contrasto al fenomeno dell’evasione e delle frodi fiscali, aggiornando le precedenti direttive impartite dalla circolare n. 1 del 2008.

Per quanto attiene il tema delle verifiche fiscali, sostanzialmente, vengono confermate le procedure già contenute nella precedente circolare n. 1/2008, poiché di fatto mai smentite dalla giurisprudenza intervenuta sul punto.

Tuttavia, con la nuova circolare, denominata “Manuale operativo in materia di contrasto all’evasione e alle frodi fiscali”, le “Fiamme Gialle” hanno recepito gli indirizzi giurisprudenziali di natura penale e tributaria, medio tempore formatisi, aggiornando ed adeguando le prescrizioni operative alle novità sopravvenute ed implementando l’attività di verifica attraverso un miglior contraddittorio con il contribuente: questi, infatti, potrà fornire, sin da subito, elementi difensivi e potrà essere invitato all’adeguamento spontaneo agli obblighi tributari, mediante il ricorso all’istituto del ravvedimento operoso.

Nel tentativo di combattere le frodi fiscali e la grande evasione, si è così proceduto ad una riorganizzazione operativa in grado di garantire – mediante un più efficiente ricorso all’utilizzo delle banche dati a disposizione ed alla cooperazione internazionale – verifiche specifiche e puntuali.

Per garantire una maggior efficacia dell’azione di verifica e controllo, le linee guida tracciate dal Comando della GdF suggeriscono il ricorso all’impiego di militari specializzati nell’uso dei sistemi informatici e digitali, ribadendo la necessità di procedere preliminarmente alla ricerca di tutti i documenti informatici di natura tributaria, considerata la loro valenza quale strumento di ausilio nell’emersione dell’evasione.

Il documento in commento in primis passa in rassegna, definendole, le diverse fattispecie criminose tributarie dell’evasione, dell’elusione (analizzata anche sotto il profilo dell’abuso del diritto) e della frode fiscale.

Quindi, dopo aver delineato la disciplina generale dell’attività ispettiva e la necessità di un coordinamento strategico tra l’azione della Polizia Tributaria e quella dell’Agenzia delle Entrate, la circolare 1/2018 esamina le caratteristiche, le finalità e le distinzioni delle verifiche e dei controlli effettuati dalla Guardia di Finanza, individuandone, tra l’altro, la competenza.

In particolare, è stata rivista la procedura di coordinamento e collaborazione – sia strategica che operativa – con l’Amministrazione Finanziaria, che è stata identificata quale soggetto “sempre più orientato all’assistenza al contribuente, in una posizione marcatamente complementare al Corpo”.

Al fine di garantire l’efficacia dell’azione, la Circolare evidenzia la necessità di procedere ad una corretta programmazione degli interventi, calibrando gli stessi in base alla dimensione dei contribuenti (distinti in minori, medi e rilevanti) ed attenzionando i criteri di selezione dei soggetti da sottoporre a verifica e/o controllo.

Nell’ottica della riforma fiscale 2014 e del nuovo rapporto “Fisco – Contribuente” la Circolare pone il focus sulle attività di sostegno alla compliance, semplificando le procedure e stimolando l’adempimento dei contribuenti, anche attraverso il ricorso allo strumento dell’interpello nonché mediante forme di cooperazione rafforzata e procedure di voluntary disclosure.

Inoltre il documento in commento illustra il sistema penale tributario in materia di imposte dirette ed IVA, effettuando un distinguo tra le disposizioni sostanziali e le disposizioni procedurali ed individuando gli strumenti investigativi e d’indagine utilizzabili nel contrasto alle frodi fiscali da parte della polizia tributaria, nonché le misure di aggressione patrimoniale (sequestro preventivo e confisca – anche per equivalente – e misure di prevenzione in danno di evasori fiscali socialmente pericolosi).

Dunque, dopo aver individuato le fattispecie costituenti reato tributario, il documento detta gli indirizzi procedurali da seguire al fine di poter legittimamente utilizzare le prove acquisite nel corso dello svolgimento di verifiche e/o controlli.

A tal proposito, viene richiamato il principio – affermato di recente dai Giudici di legittimità (cfr. Corte di Cassazione Penale, III sezione, sent. n. 39379/2016) – in forza del quale, in presenza di fatti “potenzialmente” integranti un reato, anche prima della conclusione della verifica sorgerebbe l’obbligo di provvedere ai sensi dell’art. 220 disp. att. c.p.p., sì da salvaguardare le garanzie previste dall’ordinamento giuridico per l’indagato.

Secondo tale ultima norma, in particolare, è necessaria l’osservanza delle disposizioni del codice di procedura penale, ove durante le attività di verifica e/o di ispezione dovessero emergere indizi di reato, ai fini della legittima utilizzabilità del processo verbale di constatazione in dibattimento.

Inoltre, nell’ambito della descrizione delle concrete modalità attuative delle verifiche e dei controlli da parte dei militari della GdF, la circolare richiama i diritti del cittadino previsti dallo “Statuto dei diritti del contribuente”, delineando i confini tra la tutela della privacy e le regole di condotta da parte dei militari durante le verifiche ed i controlli.

Ed ancora, nell’ambito delle attività investigative, di antiriciclaggio e di cooperazione internazionale, il Manuale passa in rassegna le diverse tipologie di dati e informazioni che possono essere acquisite, delineando i confini della loro utilizzabilità.

Inoltre, richiamando le principali metodologie di verifica – controllo indiretto (basato su prove presuntive) e riscontro analitico – la circolare descrive le caratteristiche dei principali regimi contabili previsti dal nostro ordinamento e delinea gli strumenti utilizzabili dalla polizia tributaria per contrastare il sommerso d’azienda e da lavoro.

A tal fine, il manuale chiarisce il valore (legale o meno) delle presunzioni, assunte quale metodologia di controllo basata su prove indirette, specificando le fattispecie in cui è necessario farvi ricorso per definire la situazione dei contribuenti.

Da ultimo, con riferimento agli “evasori totali”, la circolare individua i corretti criteri da utilizzare per effettuare la ricostruzione dei volumi d’affari, facendo riferimento tra gli altri, ai costi attribuibili all’attività e agli elementi indicativi di capacità contributiva attribuibile al contribuente.

Roberto Di Salvo
(Dottore Commercialista)

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Roberto Di Salvo, Dottore Commercialista e Revisore Legale in Palermo, CTU del Tribunale di Palermo, co-founder dello Studio MLD